DAVID BURNETT


DAVID BURNETT

David Burnett è un fotoreporter con più di 40 anni di esperienza in 80 paesi, uno dei più importanti testimoni visivi del nostro tempo. Ha vinto praticamente tutti i premi possibili in ambito fotogiornalistico: tra i tanti, “World Press Photo of the Year” (1980) e “First Prize Sports Story” (2005); la Robert Capa Gold Medal (1985) e l’Olivier Rebbot Award (2010) per il “Miglior reportage dall’estero” da parte dell’Overseas Press Club; “Magazine Photographer of the Year” dell’Università del Missouri/NPPA (1980); “Best Olympic Sports Essay” della China News Photographers Association (2009); “Best Campaign Picture – Road to the White House” di “Picture of the Year International” (2009). In un recente numero della rivista “American Photo”, il suo nome figura tra le “100 personalità più importanti della fotografia”.

Burnett è stato l’ultimo fotoreporter a documentare il conflitto in Vietnam per la rivista “Life” e nel 1973 si trovava in Cile durante il colpo di stato dei militari di Pinochet che destituì Salvador Allende. Ha raccolto nel libro 44 Days le sue foto scattate durante la rivoluzione khomeinista in Iran. Nel 1989 era in Germania per documentare la caduta del muro di Berlino, poi in Eritrea durante l’infinita guerra di liberazione del paese dall’annessione forzata all’Etiopia.

Burnett non è stato solo testimone di numerosi conflitti, ma si è anche dedicato al mondo dello sport fotografando tutte le Olimpiadi dal 1984 ad oggi. Ha anche immortalato leader mondiali e numerosi candidati alla Presidenza degli Stati Uniti, oltre che tutti i Presidenti americani da Kennedy a Obama.

Co-fondatore della nota agenzia fotogiornalistica newyorkese Contact Press Images, ha collaborato con il gruppo “Facing Change – Documenting America” e ha un suo attivissimo blog werejustsayin.blogspot.com su cui scrive insieme alla moglie Iris. “Reporters Without Borders” gli ha da poco dedicato un’intera monografia, 100 Photos for Freedom of the Press.

Ha fotografato Bob Marley in due occasioni: come inviato della rivista "Time" nel 1976, in Giamaica, e l'anno dopo su invito della rivista “Rolling Stone” durante la tranche europea dell'Exodus. Solo poche foto vennero pubblicate dalle riviste e gran parte del materiale rimase chiuso nell’archivio di Burnett per oltre trent’anni finché nel 2009, colpito dall’unicità di quelle immagini in gran parte miracolosamente inedite, Chris Murray della Govinda Gallery di Washington gli propose di esporle in una mostra e di pubblicarle nel suo primo libro, Soul Rebel. An Intimate Portrait of Bob Marley (Insight Editions). 

 

 

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