MY BACK PAGES #1: CARAEFF, DILTZ, GREENE, HARARI, KANE, KIRCHHERR, MARSHALL, SEEFF, SEIDEMANN.



quando 4 febbraio > 11 marzo 2012
dove Wall Of Sound Gallery

La capsula del tempo decolla… 

La prima mostra di Wall Of Sound Gallery è una collettiva assolutamente unica per l’Italia e non poteva che chiamare a raccolta alcuni tra i maggiori fotografi musicali, proponendo, come in un magico caleidoscopio, icone che hanno reso grande la musica tra due decenni cruciali come gli anni Sessanta e Settanta. My Back Pages #1 è il racconto dell’imprinting di un’intera generazione attraverso lo sguardo di Ed Caraeff, Henry Diltz, Herb Greene, Art Kane, Astrid Kirchherr, Jim Marshall, Norman Seeff e Bob Seidemann.

Riprendendo il titolo dell’omonima ballata di Bob Dylan (“I was so much older then / I’m younger than that now”, “ero tanto più vecchio allora / sono molto più giovane ora”), My Back Pages #1 si propone come un primo viaggio sentimentale attraverso le immagini che mi hanno segnato e ispirato non solo come fotografo, ma anche come appassionato di musica. La scelta di accostare alle visioni di alcuni di questi “maestri” anche le mie,con le immagini a cui tengo di più, è il mio modo di rendere loro omaggio. 

La musica non è solo suono, ma anche immagine. Senza le visioni di questi fotografi, non avremmo occhi per guardare la musica. Si può ascoltare e “capire” Jimi Hendrix senza avere negli occhi la sua Stratocaster in fiamme sul palco di Monterey, fissata per sempre da Ed Caraeff? O intuire fino in fondo la deriva amara di Janis Joplin senza il crudo bianco e nero di Jim Marshall che ce la mostra affranta con l’inseparabile bottiglia di Southern Comfort in mano? Nasce così l’immaginario collettivo del rock, legato anche a centinaia di copertine di dischi. In questa mostra sfilano almeno una dozzina di classici: dagli album d’esordio di Crosby Stills & Nash e di Stephen Stills in solitario a Morrison Hotel dei Doors, The Kids Are Alright degli Who, al primo disco americano dei Beatles per l’etichetta VeeJay, Hejira di Joni Mitchell, Surrealistic Pillow dei Jefferson Airplane, Grateful Dead di Jerry Garcia e compagni, Genius Loves Company di Ray Charles, Stage Fright della Band di Robbie Robertson, Desperado degli Eagles  e Hotter Than Hell dei Kiss

Il tempismo è tutto. Soprattutto trovarsi come per miracolo all’inizio di qualcosa, ad una magica intersezione col destino che può cambiare la vita di entrambi, fotografo e fotografato. Questo è successo ad Astrid Kirchherr con i Beatles ancora giovanissimi ad Amburgo, o a Herb Greene immerso nella ribollente “scena” musicale di San Francisco. Altri, come Jim Marshall o Art Kane, hanno consegnato al mito autentiche icone, come i Beatles che salgono in scena nel 1966 a Candlestick Park per il loro ultimo concerto, o gli Who iconicamente avvolti in una bandiera britannica, o ancora Bob Dylan spogliato delle sue mille maschere.

Tutti hanno vissuto dall’interno quella grande epopea musicale. Henry Diltz ha documentato come nessun altro la “scena” losangelina di Mama’s & Papa’s, Doors, Buffalo Springfield, Crosby Stills & Nash, Neil Young, Joni Mitchell, Eagles, Jackson Browne. Di Norman Seeff, le cui immagini Wall Of Sound Gallery è orgogliosa di presentare per la prima volta in Italia, restano indimenticabili i ritratti di Ray Charles, Joni Mitchell, Patti Smith, Frank Zappa e Tina Turner

Per tutti questi autori vale la regola aurea del coinvolgimento totale, della vita afferrata con passione e voracità, della fotografia come chiave per decifrare la vita. Non c’è costruzione, neppure nelle immagini più sofisticate. Le idee si sviluppano con semplicità ed immediatezza. Non c’è committenza che tenga, neppure per Kane che realizza i suoi ritratti musicali per la rivista “Life”. Seeff dal canto suo filma da sempre tutte le sue sessions, facendole precedere da lunghe conversazioni, spesso molto intime, che influiscono inevitabilmente sullo slancio vitale dei suoi soggetti durante gli scatti. Diltz è anche musicista e dunque, meglio di chiunque altro, parla la stessa lingua dei suoi amici-soggetti, come pure Greene, il mitico occhio dei Grateful Dead. Marshall è una schiacciasassi, umorale, incline alla violenza e all’abuso di certi “additivi”, forse più rockstar dei suoi stessi soggetti. La Kirchherr sperimenta un approccio più artistico, ma sempre istintivo, inventandosi uno stile “naturale” fatto di luci e ombre nette e di abili “fuori fuoco” di cui molti fotografi ancor oggi fanno tesoro. Il segreto di ognuno di questi autori, come dice Bob Seidemann, è però “avere una vita da vivere” di cui la fotografia diventa un viatico inalienabile.

Senza dover attendere una My Back Pages #2, ci auguriamo che, cogliendo l'occasione di una piacevole visita in Langa, vogliate offrirvi la possibilità di ammirare dal vivo questa collezione di storiche fotografie. 

Guido Harari, Wall Of Sound Gallery 

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